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giovedì 7 marzo 2013

Inchiesta su Gesù

Quando ci si accosta a figure che rivestono un’importanza spirituale oltre che storica e si vogliono trattare in maniera oggettiva le testimonianze sulla loro vita e le loro azioni, occorre procedere con estrema cautela. Da un lato, per una questione di rispetto. La ricerca storica e antropologica non dovrebbe avere come scopo quello di turbare o destabilizzare il campo della fede, che opera su un piano di pensiero molto diverso. Dall’altro, a causa della prevedibile incertezza delle fonti documentarie, a loro volta un mix di fatti storici, leggende e rielaborazioni in chiave celebrativa o escatologica.
La ricerca di un Gesù storico che andasse al di là della figura illustrata ai fedeli dalla Chiesa cristiana è iniziata con l’avvento dei Lumi, in un clima in cui la Ragione si contrapponeva alla Religione, in una lotta senza quartiere che ci ha condotto all’era moderna ma che a sua volta appare da tempo superata, come tutte le prese di posizione radicali.
Il movimento ha però il merito di aver stimolato le indagini delle fonti, non mediate dalle scelte della Chiesa, e da allora sono stati tradotti e presentati molti testi non canonici, vangeli apocrifi, note sui primi concili e sulle motivazioni alla base della scelta dei vangeli che costituiscono il Nuovo Testamento e del rifiuto di altri. Inoltre, negli ultimi decenni sono stati portati alla luce frammenti anche ampi di testi sconosciuti, ora al vaglio degli studiosi.
Tutto questo materiale, se comparato e valutato senza pregiudizi, può aiutare a comprendere e definire almeno in parte la figura storica di Yehoshua ben Yosef, Gesù di Nazareth. Non vi sono più dubbi sul fatto che egli sia vissuto in Israele e sia stato un rabbi rivoluzionario, ma cosa sappiamo veramente di lui, delle sue opere e delle sue parole?
Corrado Augias tenta di trovare risposta ad alcune di queste domande avvalendosi dell’aiuto di Mauro Pesce, in “Inchiesta su Gesù”, un’intervista a tutto campo in cui il giornalista indaga con il solito acume sulle risposte che può fornire uno studioso esperto come Pesce.
Chi era veramente Gesù? Perché si definiva – o è stato definito – Figlio di Dio? Quali erano i suoi scopi e i suoi insegnamenti? Queste domande possono sembrare sciocche al credente che conosce il catechismo, ma non lo sono affatto se ci si approccia ad esse con intento di indagine. La Chiesa Cristiana, in effetti, ha ben poco a che vedere con ciò che ha detto e fatto lo straordinario predicatore vissuto duemila anni fa, essendosene discostata nei punti fondamentali fin dalle origini.
Gesù, prima di tutto, era un ebreo osservante della Legge. Questo aspetto è stato dimenticato volutamente per gran parte dell’esperienza cristiana, ma Augias e Pesce vi pongono l’accento, dimostrando come egli non fosse affatto interessato a fondare una nuova religione ma, al contrario, a riportare lo spirito di fede degli Ebrei nella giusta direzione, aggiungendovi un messaggio rivoluzionario di crescita spirituale, amore verso Dio (un Dio visto come padre misericordioso) e rispetto verso il prossimo come mezzo di elevazione. La sua predicazione era fatta per il suo popolo, non per i Gentili, che invece accolsero e fecero propri i suoi insegnamenti, arrivando poi a vessare per secoli il popolo d’origine di Gesù in quanto macchiato dalla colpa della sua uccisione.
Il giornalista e lo storico ripercorrono ciò che si conosce delle origini di Gesù, comparando fra loro sia i Vangeli canonici che gli altri testi conosciuti. Veniamo così a scoprire che il luogo della sua nascita è incerto e che, se non vi sono dubbi sull’identità dei suoi genitori, sembrano appartenere al mito sia le genealogie che lo allacciano al sangue di Davide sia la sua qualità di figlio unico (di origine divina). Pare, infatti, che Gesù avesse sia fratelli che sorelle, cosa che mette in discussione anche la tesi della verginità di Maria.
L’indagine spazia a tutto campo sui modi e i temi delle sue predicazioni, che in parte lo accomunavano sia ai farisei che all’opera di Giovanni Battista, il quale infatti gli fu maestro per un certo periodo. Si parla poi del rapporto con i discepoli e con il clima socio-politico dovuto alla dominazione romana, dell’arresto e del processo, dei meccanismi iniziati dopo la sua morte che hanno condotto questo piccolo movimento ebraico a diventare una delle più grandi religioni del mondo, e delle leggende nate più tardi, in epoca medievale, tra cui spicca quella del Graal.
Con una conversazione snella, chiara eppure zeppa di informazioni e spunti di approfondimento, i due autori coinvolgono il lettore nella ricerca del volto storico di Gesù, senza pregiudizi né la presunzione di fornire una univoca chiave di lettura. Un percorso che, se possibile, ci restituisce un’immagine ancora più grande e profonda di un uomo che con le sue parole ha cambiato il corso della Storia.

sabato 28 luglio 2012

La Chiave di Salomone

Accostarsi ai testi esoterici della tradizione ebraica prevede non solo una decisa apertura mentale ma anche una conoscenza di base dei testi sacri della religione da cui si è sviluppato il Cristianesimo e della concezione escatologica in evoluzione tra l’antico e il nuovo Ebraismo. In parole povere, occorre avere una certa confidenza con la Bibbia.
Salomone fu, nella Storia o nella leggenda, un grande Re, figlio di Davide e suo successore sul trono di Gerusalemme. Dio gli elargì un’incredibile sapienza sulle cose del mondo e dello spirito, concedendogli quanto di norma era severamente vietato all’uomo: non solo accedere ai segreti che si celano oltre la dimensione fisica ma utilizzare queste misteriose forze perché potessero obbedire ai suoi voleri.
La Clavicula Salomonis (Chiave di Salomone) è un testo che la tradizione vuole scritto dal Re stesso allo scopo di educare il figlio ai grandi misteri, perché vi si accostasse con il giusto rispetto e con la conoscenza iniziale sufficiente a domarne le forze per evitare che sul regno del Popolo Eletto si abbattesse l’ira di Dio.
Il suo scopo, purtroppo, non venne raggiunto. La Bibbia racconta che durante il regno dell’erede di Salomone scoppiò una guerra che portò alla divisione del regno (nelle due nazioni di Israele e Giuda) e la sapienza esoterica si perse per lungo tempo.
Il trattato è stato riscritto e contaminato molte volte nell’arco dei millenni, ha offerto spunti per molti testi esoterici successivi e ancora oggi è ritenuta una lettura fondamentale per chi si accosta alla magia evocativa, anche se permangono dubbi sulla sua effettiva antichità.
Il testo insegna a conoscere il mondo dello spirito, a sapere quali forze invocare in soccorso a seconda del risultato che si desidera ottenere, delle ore del giorno o della notte in cui si effettua l’evocazione. Gli spiriti possono essere chiamati utilizzando la volontà dell’evocatore unita a segni particolari che lo legano all’obbedienza.
Il mago, inoltre, deve saper disegnare i giusti circoli entro cui effettuare l’evocazione perché essa abbia effetto. Il testo ne illustra diversi, spiegando le loro peculiarità. Se e quando la potenza evocata si manifesta, occorre apostrofarla con le parole più adatte, mostrando assoluto rispetto. Il testo offre delucidazioni anche su questo aspetto della faccenda.
L’edizione in questione è curata dalla Zorro Editore e la traduzione dall’inglese è di Gabriele Giorgi. Il lavoro svolto - nonostante una citazione di Dan Brown in copertina che sarebbe stata da evitare- sembra essere buono, in quanto viene specificato che la versione andata in stampa è stata approntata comparando le versioni più antiche della Clavicula di cui abbiamo conoscenza, vale a dire alcuni manoscritti medievali e rinascimentali, separando così le radici comuni del testo (più attendibili) da eventuali aggiunte o modifiche riscontrabili solo in una particolare versione (probabili contaminazioni successive).
Questo testo va affrontato con la giusta dose di rispetto, ma evitando i facili entusiasmi di chi pensa di poter esercitare con la lettura e l’imitazione magia di questo tipo. Per chi crede e pratica la magia, quella evocativa è la più pericolosa fra tutte; è da approcciare con cautela e solo in seguito a uno studio approfondito delle materie esoteriche e spirituali.
Per chi non si applica in questo genere di attività, rimane una lettura interessante che offre uno spaccato alternativo della tradizione ebraica, notoriamente contraria alla magia e al contatto con il mondo dello spirito ma paradossalmente alla base di tanta tradizione esoterica occidentale.
Un buon punto di partenza per avvicinarsi a una diversa branca della conoscenza.

lunedì 16 aprile 2012

I manoscritti del Mar Morto

Sui manoscritti ritrovati all’interno delle grotte di Qumran, sul Mar Morto, sono girate per anni leggende e teorie di complotto su cui è fiorita una ricca letteratura, nonché documentari televisivi. Il tema è delicato, a dir poco: parliamo di testi risalenti al periodo che ha visto nascere e radicarsi il Cristianesimo.
La Chiesa, alle sue origini, ha operato una scelta sui testi da classificarsi ortodossi e su quelli, invece, da considerare apocrifi o pseudoepigrafi, e quindi meno attendibili. Gran parte di essi sono andati perduti o sono stati dimenticati. Il clima di scarsa flessibilità ha sempre spinto l’opinione pubblica a pensare che il Vaticano conservi una mole di segreti incredibile e che, nel caso dei manoscritti di Qumran, esso abbia messo lo zampino per evitare che venissero divulgate informazioni che potessero minare alla base l’unicità della fede cristiana.
Da quando i manoscritti sono stati ufficialmente tradotti e pubblicati, però, si è scoperto che le informazioni in essi contenute non sono così drammatiche da necessitare una secretazione. Non per questo le tesi della cospirazione si sono sgonfiate: non accade quasi mai, nemmeno quando risulta palese la loro infondatezza.
Con “I Manoscritti del Mar Morto”, edito con Newton Compton, Stephen Hodge ha lo scopo di offrire al lettore medio una spiegazione esauriente di cosa siano questi testi, dove e come sono stati trovati e quale reale importanza rivestono per il mondo culturale e teologico.
Il saggio si districa con piacevole fluidità e compiutezza attraverso tutte le facce dell’intricata vicenda del ritrovamento e dell’analisi dei manoscritti.
La storia del ritrovamento dei testi è di indubbio fascino e coinvolge interessi personali, politici e religiosi. Rivela, soprattutto, come la presunta segretezza del contenuto dei manoscritti di Qumran sia nata a causa dell’inadeguatezza del personale occupato nel lavoro di analisi e nell’affermato nepotismo dell’ambiente accademico. La gelosia sul proprio lavoro di ricerca ha impedito per anni a chiunque di accedere al materiale, così che le dicerie si sono sparse a macchia d’olio.
Si passa quindi a un veloce ripasso della situazione sociale e politica di Israele e della Giudea negli anni precedenti la nascita del movimento cristiano. Queste informazioni sono di enorme importanza per comprendere, più avanti, i contenuti dei manoscritti settari ritrovati a Qumran.
Oltre a trascrizioni più o meno modificate della Torah, ai Salmi e alcuni altri libri profetici già conosciuti, esiste infatti un ampio corpus di documenti afferenti a una non precisata Comunità, che ne detta le regole e parla attraverso giri di parole e pseudonimi di avvenimenti e persone ad essa collegati.
Gli studiosi si sono lambiccati il cervello per scoprire l’identità storica di questa comunità. Per molto tempo, la teoria più diffusa si è concentrata sugli esseni, una comunità ascetica di uomini celibi e pacifici di cui si parla nelle cronache dell’epoca. Oggi questa possibilità viene messa in discussione, facendo notare come molti dettagli nei testi e nei siti archeologici della zona di Qumran non si adattino alla presenza di una comunità con tali caratteristiche.
Scoprire le tensioni e i cambiamenti che stavano avvenendo all’interno della comunità ebraica, sotto i Seleucidi prima e sotto i Romani poi, aiuta a capire come si sia arrivati agli insegnamenti di Yeshua (Gesù) e come questi non fossero frutto di una rivoluzione improvvisa, ma di una evoluzione in atto del pensiero religioso.
L’autore prende in esame le possibilità di interpretazione, descrivendo nel dettaglio i pro e i contro di tutte le teorie, ivi comprese quelle più ardite e campate per aria, per far comprendere al lettore come lo studio di questi manoscritti sia ancora controverso e in pieno svolgimento.
La lettura di questo saggio è consigliata a tutti coloro che sono interessati ad uno dei misteri storico-archeologici più dibattuti degli ultimi anni, ma anche a chi intende comprendere più a fondo il contesto culturale e religioso che ha visto nascere e svilupparsi il Cristianesimo alle sue origini.

domenica 7 agosto 2011

Il cimitero di Praga

Cosa lega il capitano Simonini, notaio e falsario di lungo corso, all’abate Dalla Piccola, schivo uomo di Chiesa? Perché i loro appartamenti sono comunicanti? Cosa nascondono i loro diari e perché la memoria dell’uno presenta inspiegabili momenti di tenebra su cui solo l’altro sembra in grado di fare luce? E cosa c’entrano questi due personaggi con i grandi fatti storici che porteranno alle Grandi Guerre del ‘900?
Simonini, nato nel Piemonte del Regno di Savoia e cresciuto dal nonno, un militare acceso antisemita, sviluppa negli anni un odio viscerale verso la figura dell’Ebreo, nonché una misoginia talmente forte da sfociare nel totale disgusto verso il corpo femminile. L’unico suo piacere è la buona tavola, la cucina di classe, cibo e bevande che possano portare godimento al suo corpo. Per quanto riguarda il resto, odia tutto e non si fida di nessuno, nemmeno degli uomini di Chiesa. Ha poi un’avversione particolare per i Gesuiti.
Questi tristi tratti del suo carattere vanno radicandosi tanto da farlo diventare un uomo subdolo, disonesto, il cui più grande piacere è screditare gli oggetti del proprio odio. Gliene viene data l’occasione: il governo sabaudo si accorge delle sue potenzialità e decide di utilizzarne le doti di falsario per modificare a proprio piacimento le dinamiche e i passaggi del potere in Meridione, ove è in pieno svolgimento la missione dei garibaldini.
Da questo fatto comincia la carriera di Simonini, che lo porterà poi a Parigi e lo metterà in contatto con i servizi segreti di molti governi europei, sempre alla ricerca di documenti falsi che possano cambiare l’opinione pubblica o giustificare decisioni di grande portata internazionale.
Così prende il via l’ultimo romanzo di Umberto Eco, IL CIMITERO DI PRAGA, edito da Bompiani in un’edizione quantomai raffinata. A una sovracoperta che mostra un tenebroso vicolo fin de siècle, si accompagna un cartonato del più immacolato bianco e un testo stampato in caratteri differenti a seconda del narratore del momento (l’autore, Simonini o Dalla Piccola). Inoltre, il romanzo è costellato da illustrazioni, stampe a bulino espressamente cercate e volute dall’autore, in ricordo dei feuilleton (i romanzi a puntate) del XIX secolo. L’impressione è di trovarsi in mano un’opera pensata fin nei minimi dettagli, ivi compresi quelli estetici, e la lettura non delude.
Il romanzo è una finestra spalancata sul mondo del falso storico e della teoria della cospirazione, il corrispettivo letterario del vicolo di un quartiere malfamato, umido e puzzolente, in cui si riproducono e crescono ratti a migliaia, pronti poi a diffondersi come una malattia. Eco mostra attraverso il suo protagonista- un personaggio gretto e repellente a tal punto da risultare odioso fin dalle prime righe- come le teorie antisemite hanno preso forma nell’Europa dei movimenti rivoluzionari, seguendo la pubblicazione e la divulgazione di trattati tendenziosi e prove costruite a tavolino – e ben pagate- per offrire solide basi alle scelte politiche di quegli anni.
Assistiamo inoltre alla nascita delle teorie cospiratorie riguardanti la Massoneria e la condanna del potere dei Gesuiti, che spariscono inesorabilmente dal panorama europeo. Le tesi sulla cospirazione (massonica, comunista, aliena…) del secolo scorso sono dirette figlie di questa fabbrica di Storia, di una Verità decisa da pochi e spacciata per assoluta. L’odio micidiale dell’Europeo nei confronti della minaccia ebraica, sfociato nei pogrom sovietici e nelle persecuzioni naziste, è cresciuto nutrito dal limo malsano di queste invidie, di questi odi atavici supportati da una letteratura malata, dalla compravendita di documenti fabbricati all’uopo.
Il romanzo di Eco è un viaggio buio attraverso la grettezza dell’era contemporanea al suo nascere, sdrammatizzato da uno stile frizzante, caustico. Un’ottima lettura, senza timore di finire nel pantano di troppe nozioni storiche.
E, alla fine, anche il legame tra Simonini e un abate che avrebbe dovuto avere la decenza di rimanere morto verrà svelato…