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lunedì 21 settembre 2020

Manuale pratico di fotografia digitale

 

Il “Manuale pratico di fotografia digitale” di Steve Luck, edito da IdeaLibri, è un ottimo punto di partenza per coloro che vogliono imparare a utilizzare una macchina fotografica e migliorare la qualità dei propri scatti. Il manuale, stampato su carta lucida e corredato da molte fotografie di riferimento, si propone con una suddivisione in macro e micro-capitoli, in maniera da affrontare un argomento per volta e proporre esercizi. Conviene seguire il testo avendo a disposizione la macchina e mettendo subito in pratica le conoscenze e i consigli proposti.

L’argomento, infatti, non è dei più semplici, anche se l’autore si sforza di utilizzare un linguaggio comprensibile anche ai più acerbi. Il corpo macchina e gli accessori, però, hanno caratteristiche di tipo matematico che chiedono un confronto costante tra il testo e la pratica, quantomeno per comprendere certe funzioni e come queste influiscano sul prodotto finale.

La prima parte affronta in generale il tipo di macchine fotografiche tra cui scegliere, il formato dei file e la risoluzione. La seconda si inoltra con maggiori dettagli nel corpo macchina, per poi passare agli elementi base di composizione fotografica. Il terzo capitolo apre agli scatti fotografici creativi e alle possibilità date dalla macchina e dagli elementi della composizione. Le ultime tre parti si riferiscono alla post-produzione al computer, mostrando i comandi essenziali dei software di gestione immagine e le opzioni di stampa.

Pur se un po’ datato per ciò che concerne il comparto tecnologico, il manuale è un ottimo strumento per avvicinarsi alla fotografia con una guida passo passo, adatta a tutti.

giovedì 14 novembre 2013

Gli Impressionisti

La corrente artistica degli Impressionisti ha fatto da spartiacque, relegando all’antico il lungo percorso verso la “bella pittura” e la maniera accademica per inoltrarsi nel concetto di colore, percezione e interpretazione personale del concetto di rappresentazione, cosa che ha poi condotto alle avanguardie e all’arte contemporanea.
Questo nuovo modo di concepire la pittura fu figlio non solo del genio di un gruppo di artisti dall’animo ribelle e senza alcuna paura di sperimentare, ma anche dei tempi. La Francia della metà dell’Ottocento era pervasa dalla voglia di cambiamento, di lasciarsi alle spalle il passato, la burocrazia, le pastoie sociali. Era una Francia che voleva divertirsi, lasciarsi andare, inoltrarsi nella modernità e nelle nuove scoperte tecnologiche. L’Accademia, con i suoi esercizi di maniera privi di contenuti e di novità, divenne l'emblema di ciò che andava cambiato alla radice.
Questo, come ovvio, generò un netto rifiuto da parte delle istituzioni e costrinse gli artisti a imparare a “vendersi” da sé, organizzando in proprio le esposizioni, prendendo contatto con mercanti d’arte e collezionisti, allacciando relazioni con scrittori e giornalisti che potessero far loro una pubblicità positiva, avvicinandoli al grande pubblico, che – come ovvio – non capiva la loro pittura e la malgiudicava. Fu il primo passo verso un moderno mercato dell’arte, anche se gli sforzi degli Impressionisti non trovarono seguito se non dopo la loro morte, quando il panorama artistico aveva ormai imboccato una svolta epocale e i loro lavori vennero valutati per cifre altissime.
Il bel libro della Giunti che vi sto presentando offre, oltre ad un pregevole prodotto editoriale in carta lucida e moltissime immagini a colori, un riassunto ben congegnato di ciò che è stata questa corrente, di chi fossero gli artisti che ne facevano parte e quali fossero non solo le loro tecniche ma anche i loro obiettivi, raccolti poi dai successivi adepti della loro scuola. Le pagine a sinistra contengono il testo, ricco di dettagli, e piccole immagini di riferimento. Le pagine a destra sono dedicate alle stampe di grande formato e alle schede di approfondimento.
Si parte con una parentesi sui predecessori degli Impressionisti, coloro che hanno aperto la via per il cambiamento. Oltre ad un’analisi della Parigi di metà secolo, si parla quindi del Realismo, prima pietra di scandalo nell’ambiente artistico francese. La scuola di Barbizon da una parte, con la predicazione della pittura di paesaggio en plain air contrapposta al lavoro in studio insegnato in Accademia, e artisti come Courbet e Corot tanto attenti a rappresentare la realtà quotidiana senza filtri di buon gusto e maniera, influenzarono profondamente temi e modi dell’Impressionismo.
Vengono quindi raccontate le vicissitudini riguardanti le mostre impressioniste: come sono nate, chi vi ha partecipato, quali sono state le reazioni del pubblico e della critica. Vengono anche sviscerati i contrasti interni al movimento, che hanno modificato più volte l’organico di coloro che esposero sotto il nome di “impressionista”. Un capitolo a parte è dedicato ai luoghi di ritrovo di questi artisti, principalmente locali cittadini e studi privati, ove si faceva salotto e si accendevano discussioni sull’evoluzione dell’arte che coinvolgevano anche letterati e giornalisti.
Si analizzano poi i soggetti preferiti (paesaggi ma anche scorci della movimentata vita di città e del mondo del lavoro), le tecniche pittoriche utilizzate e l’avvento del mezzo fotografico, i personaggi altrettanto famosi che hanno gravitato attorno all’ambiente impressionista (vedi il poeta Baudelaire o il romanziere Zola). Si chiude con le brevi biografie dei principali artisti del gruppo, corredate da una galleria fotografica aggiuntiva, e di coloro che porteranno altra innovazione partendo dalle loro orme: i “puntinisti” Seurat e Signac, quel Gaugain che cercherà fuori dalla Francia la sua ispirazione, e Vincent Van Gogh, rivoluzionario e sfortunato artista.
Un bellissimo regalo per tutti gli amanti dell’arte.

martedì 1 maggio 2012

Vestiti - Lo stile degli italiani in un secolo di fotografie

L’evoluzione del costume, della moda nell’abbigliarsi, truccarsi e acconciarsi, accompagna di pari passo i cambiamenti storici e culturali, i concetti filosofici e gli avvenimenti che determinano un’epoca. Spesso questo lato dell’esistenza viene dimenticato, diventando materia di approfondimento solo per coloro che hanno un interesse di tipo professionale verso l’argomento.
In Italia, soprattutto, l’evoluzione dello stile non è trattata in maniera sufficiente. Esistono pochissimi testi di riferimento, quasi tutti di natura circoscritta a determinate epoche e quasi mai esaustivi anche nel ristretto campo d’azione. Coloro che studiano la storia dell’abbigliamento o dell’acconciatura sono costretti ad affidarsi a testi in lingua inglese, mai tradotti nel nostro Paese.
Senza soffermarci sui motivi di questa mancanza, rimane il fatto che trovare materiale di buona qualità sull’argomento è molto difficile e chiede una ricerca certosina, oggi fortunatamente aiutata dagli store di libri su internet.
Il volume “Vestiti – Lo stile degli italiani in un secolo di fotografie” di Diego Mormorio è arrivato tra le mie mani per puro caso, grazie ad un amico. Nascosto tra i libri d’arte, un po’ rovinato, ha attirato l’attenzione del mio compagno di ventura e questi l’ha passato a me, conoscendo il mio interesse per la materia.
E’ stato un acquisto felice: se l’avessi lasciato sullo scaffale per quei piccoli difetti, me ne sarei pentita.
Il volume, una edizione della Laterza in carta lucida, offre un viaggio fotografico attraverso un secolo di evoluzione di stile in Italia, dalla metà del diciannovesimo secolo alla fine degli anni ’50. L’autore è un fotografo che ha avuto modo, nel tempo, di accorgersi quanto l’abito che si indossa sia parte integrante del messaggio e del ricordo che si vuole imprimere nel ritratto fotografico.
Il libro ne raccoglie un buon numero, creando un viaggio virtuale attraverso cento anni di moda in continuo cambiamento.
Oltre al valore artistico della raccolta, Mormorio aggiunge un interessante approfondimento culturale, offrendo una spiegazione teorica dei periodi storici trattati e dei cambiamenti nella moda, dai tessuti, ai colori, alle linee.
Soprattutto la figura femminile ha subito innumerevoli cambiamenti nell’arco di un secolo. Il concetto di Bellezza ha continuato a variare, anche drasticamente nell’arco di pochi anni. La silhouette della donna ottocentesca veniva modificata drasticamente grazie alle crinoline, alle sottogonne modellate tramite cerchi di metallo, da panieri che, allacciati in vita, gonfiavano la gonna in corrispondenza del fondoschiena.
Il punto vita ha continuato a spostarsi nel tempo, allungando o accorciando la figura, e l’uso o meno del corsetto ha decretato il successo di donne con il vitino di vespa oppure linee più naturali o sinuose, fino ad arrivare alla donna magra e “rettangolare” degli anni ’20. Allo stesso tempo, le acconciature alte e gonfie, che richiedevano capelli lunghissimi e molto tempo dedicato alla loro realizzazione, con il nuovo secolo vengono spazzate via dalla moda garçonne. Il taglio cortissimo alla maschietta si impone, per mitigarsi più avanti con un ritorno alla femminilità.
Per l’uomo le modifiche sono meno evidenti e riguardano soprattutto la vita quotidiana, il rarefarsi di occasioni per sfoggiare abiti ricercati se non per appuntamenti serali. Nascono, con l’avvento della bicicletta, dell’automobile e dell’aereo, capi d’abbigliamento comodi che siano adatti al loro utilizzo. Gli ultimi capitoli mettono l’accento sulla nascita di una moda italiana, fino al ventesimo secolo mera copia dello stile parigino e londinese.
Lo stile è corretto, scorrevole e narrativo; fornisce dettagli senza diventare pesante, lasciando che le immagini parlino soprattutto da sé.
Un piacevole volume di approfondimento e una stupenda raccolta di fotografie d’epoca.