Visualizzazione post con etichetta francesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta francesi. Mostra tutti i post

martedì 8 maggio 2012

I tre moschettieri



“Tutti per uno, uno per tutti!”

 
Alexandre Dumas è stato uno dei romanzieri più prolifici mai esistiti, tanto che la sua titanica opera è stata sospettata più volte di essere il frutto di più mani. Comunque la si voglia pensare, resta il fatto che questo autore francese possedeva una fantasia brillante, un sacro ardore nel raccontare storie e nell’ambientarle in contesti storici verosimili. Amava il teatro e scrisse la sua buona dose di commedie. Suo figlio, l’autore de “La signora delle camelie”, non fu da meno.
Una delle opere più famose di Dumas è, ancora oggi, “I tre moschettieri”, un’epica storia di amicizia, duelli e amori ambientata durante il regno di Luigi XIII. Da questo romanzo e dai suoi seguiti (“Vent’anni dopo” e “Il Visconte di Bragelonne”, ambientati durante il regno di Luigi XIV) sono stati tratti innumerevoli sceneggiati e film per il cinema, più o meno riusciti.
Tutta questa attenzione sottolinea la validità senza tempo dei temi trattati dall’autore, la concretezza di questa storia di amicizia fra compagni d’arme e intrighi di corte.
Il romanzo inizia nel momento in cui il giovane D’Artagnan, non ancora ventenne, lascia il suo paesino in Guascogna per recarsi a Parigi e farsi moschettiere, sotto il comando del compatriota Tréville. Il carattere orgoglioso e sbruffone del giovane, però, lo mette nei guai subito oltre la soglia di casa. Per strada finisce per azzuffarsi con un misterioso uomo che fa sparire la sua lettera di raccomandazione e al quartier generale dei moschettieri offende tre soldati, guadagnandosi tre duelli (strettamente proibiti) entro la fine della giornata.
I tre moschettieri, tali Athos, Porthos e Aramis, sono quasi degli eroi, in città. Parteggiano per il Re e la Regina e si dilettano nel dare filo da torcere alle guardie del cardinale Richelieu, vero detentore del potere in Francia. D’Artagnan, invece di duellare con loro, si trova nella complicata posizione di decidere per chi parteggiare quando le guardie del Cardinale li sorprendono con le spade in mano e pretendono di arrestarli. Non impiega molto a schierarsi a fianco dei tre moschettieri, che gli sono più congeniali.
Nasce così una strana amicizia, un gruppo formato dai caratteri più disparati che però riescono a creare un perfetto incastro. Athos, posato e colto, di oscura origine nobiliare; Aramis, affettato e deciso a farsi prete ma coinvolto in un’appassionata relazione amorosa con una nobildonna; Porthos, vanitoso quanto forte, sanguisuga delle finanze delle proprie amanti; D’Artagnan, svelto con la mente quanto con la spada, fulcro e riassunto del gruppo di moschettieri.
Il giovane guascone si innamora della moglie del suo padrone di casa, la signora Bonacieux, e questo lo trascina in un complesso sistema di intrighi di corte che lo spingerà a compiere un viaggio fino in Inghilterra per salvare la Regina da uno scandalo, ordito dal Cardinale. I moschettieri portano a termine la missione, ma i guai non sono finiti. Prima la signora Bonacieux viene rapita, poi D’Artagnan finisce tra le grinfie dell’affascinante e malefica Milady, misteriosa donna alle dipendenze del Cardinale, e infine il gruppo si ritrova a partire per un assedio.
Il finale regala molti colpi di scena inaspettati e, nonostante l’ironia e il sense of humor che pervadono lo stile di Dumas per tutta l’opera, anche momenti di commozione.
Il romanzo sprizza gioia di vivere. L’amicizia fra uomini è il tema portante; le donne sono di volta in volta simboli da venerare, oggetti da usare per raggiungere i propri scopi oppure – tema di fondo – terribili nemiche. Non sembra casuale il fatto che sia la Regina adorata dai moschettieri che la terribile Milady (loro nemica giurata) portino lo stesso nome: Anna. Come dire: due facce della stessa medaglia, i due aspetti della donna che, nei romanzi successivi, si fonderanno vertendo totalmente al negativo la figura femminile.
Una storia di cappa e spada piacevole, moderna nonostante i secoli trascorsi, irriverente e goliardica, una lettura che scivola via come l’olio.
Centinaia di pagine che si vorrebbero leggere d’un fiato.

venerdì 12 agosto 2011

I Leoni morti

I leoni morti. La battaglia di BerlinoSiamo agli sgoccioli di ciò che per anni è stato il Male impersonificato, non solo in Europa ma in buona parte del mondo conosciuto. Il regime nazista sta crollando nella polvere delle strade di Berlino, tra le macerie dei suoi edifici sventrati, sul suono delle grida dei suoi cittadini che subiscono le atrocità dei nuovi arrivati, non gli americani ma i sovietici, primi a violentare la città che sembrava imprendibile, inarrivabile.
In questo allucinante scenario, mentre nel bunker ove sono rifugiati gli ultimi esponenti del regime ancora fedeli ad un Adolf Hitler sempre più debilitato nel fisico e nella mente si prendono le ultime, drastiche decisioni e si continua al di là di ogni razionalità a fare piani per non permettere ai bolscevichi di profanare i luoghi simboli del Reich, si muovono i soldati della SS Charlemagne, formata da volontari francesi che combattono sotto la bandiera tedesca con un’unica motivazione: tenere la minaccia Rossa lontana dall’Europa.
“I Leoni Morti” (RITTER), scritto da Saint-Paulien (uno pseudonimo) sotto forma di romanzo, racconta l’ultima resistenza di questo corpo delle SS tramite gli occhi del protagonista, il capitano Christian Gauvin. Visti come traditori da chi, in Francia, ritiene Hitler nient’altro che il nemico conquistatore, i soldati della Charlemagne combattono, al contrario, nella ferrea convinzione di stare facendo il meglio delle loro possibilità per difendere la propria Patria contro un nemico molto peggiore dei nazisti.
Gauvin, anzi, si troverà a riflettere spesso, nell’attesa di un nuovo, acceso scontro strada per strada, che il nazismo ha avuto fin dal principio un rapporto di colpevole collaborazione con il regime di Stalin e che quanto sta avvenendo nell’Est dell’Europa non è altro che il risultato di una politica volta troppo ad occidente invece che verso il nemico più forte e insidioso.
Partendo da queste premesse, “I Leoni Morti” ci porta a seguire gli sforzi e il coraggio di coloro che, parlando di fazioni avverse, erano all’epoca dalla parte del ‘nemico’. Il libro invita a vedere un momento decisivo della storia moderna attraverso un’altra ottica, non necessariamente da condividere ma possibilmente da valutare con attenzione, rispetto per l’eroismo e l’umanità a volte commovente presenti in tutti i soldati del mondo quanto la crudeltà e le efferatezze.
Mentre Hitler si suicida e gli ultimi rimasugli del governo nazista si disgregano, la Charlemagne combatte la propria battaglia contro l’orda comunista fino all’ultimo uomo, fedele alla propria ideologia fino alla fine.
E’ una lettura che consiglio (nonostante la presenza di numerosi refusi che fanno scadere la qualità del prodotto editoriale). La consiglio a chi è di destra, a chi è di sinistra, a chi come me è apolitico e vuole solo ampliare la propria conoscenza. Perché? Perché la Storia è scritta dai vincitori e questo significa che la realtà che ci viene propinata è sempre parziale. Nessuno è totalmente buono; nessuno totalmente malvagio. Crederlo è non solo ingenuo, ma pericoloso. Gli ultimi sessant’anni sono stati costruiti sulla base di una dicotomia Bene/Male così decisa che, se negli anni appena successivi alla guerra essa era giustificata dalla necessità di esorcizzare gli orrori vissuti, ora diventa un atto di ignoranza e culla di movimenti politico-attivisti che non sono migliori di ciò che insultano (da entrambe le parti).
Al contempo non sto inneggiando alla neutralità a tutti i costi. Ci sono atti che non possono essere perdonati, ci sono decisioni che una volta prese non perdono mai più la loro valenza di Male. Capire come si è arrivati a ciò, però, non è mai sbagliato. Rendersi conto che le forze in gioco e gli interessi in ballo sono sempre molto più complessi e ingarbugliati di quanto ci viene insegnato può concederci una maggiore ampiezza di vedute e quindi una minore possibilità di essere spostati qua e là come parte di una ‘massa’.
Un libro per chi ha un po’ di fegato, per chi non ha paura di scrutare l’altra faccia della medaglia e fare qualche domanda.