giovedì 11 agosto 2016

PILLOLE DI...POE - Il barile di Amontillado


Prendi un barile di vino Amontillado, un uomo in cerca di vendetta e una passeggiata nelle catacombe. Addio, signor Fortunato, si ricordi che bere troppo fa male!

Per parlarne su Twitter : ‪#‎Poe‬ ‪#‎TheCaskOfAmontillado‬ #StaseraLeggiamo @AylynnVale

giovedì 4 agosto 2016

PILLOLE DI...POE - Il Gatto Nero

Anche i racconti meritano una recensione. Anzi, stimolare alla lettura della forma-racconto è uno dei motivi per cui giro per le scuole con i libri sottobraccio. In pochissime pagine dev'essere contenuto tutto il necessario: niente di più, niente di meno. Un buon racconto ci può cambiare la giornata.
Ecco a voi, quindi, una nuova rubrica: le Pillole. Poche parole per incuriosirvi e spingervi - spero - a leggere il racconto in questione. Aggiungo gli hashtag per discuterne su Twitter, se lo desiderate. Il mio "nome" sul social è @AylynnVale.

Ma bando alle ciance! Iniziamo con una perla di Edgar Allan Poe.


IL GATTO NERO (The Black Cat)

‪#‎Poe‬ ‪#‎TheBlackCat‬ #StaseraLeggiamo 

Un racconto dannatamente moderno. Crudele, sadico, a metterlo su schermo partirebbero proteste degli animalisti come se piovesse. Ma il Gatto sa tornare e il suo grido ghiaccia il sangue.

venerdì 8 luglio 2016

Congiunzioni divergenti

QUARTA DI COPERTINA

Lucia e Victoria, due ragazze collegate, a loro insaputa, da un ineffabile destino; un’oscura profezia, inquietanti presagi e congiunzioni astrali non sempre favorevoli; complicate relazioni affettive nel segno della passione: questi gli ingredienti di una vicenda dai risvolti misteriosi che si svelerà davvero solo alla fine.
Andrea Giorgianni, il fratello di Lucia, ci accompagna lungo il percorso di una malattia non sempre facile da accettare, con la sua leggerezza da simpatico guascone irresistibilmente attratto dal mondo femminile.
Congiunzioni divergenti è un libro che pone l’accento sull’interconnessione degli esseri umani, e sulla bellezza dell’amore, della vita e della gratuità del dono di se stessi agli altri.

Edito da Giuliano Ladolfi Editore.


RECENSIONI

“Congiunzioni divergenti” è il secondo romanzo di Giuse Iannello (potete trovare la recensione del primo, “Il mistero dell’ermellino”, qui) ed è prova di una crescita importante nello stile della scrittrice. I dialoghi ridondanti, prolissi, presenti nel suo primo lavoro, scompaiono quasi completamente per essere sostituiti da conversazioni molto più spigliate, aderenti alla realtà quotidiana, in linea con il carattere dei vari personaggi. 
Un romanzo che tratta un tema difficile: la malattia e il suo impatto sulla quotidianità di una donna giovane, che ha diritto di attendersi ancora molto dalla vita. Un romanzo d’amore, anche, nelle sue formule più pure come in quelle più passionali. Il sesso è una pulsione che ha ampio spazio nella costruzione di queste “congiunzioni”, forza attrattiva per eccellenza che viene vista soprattutto nella sua veste di energia creativa, incarnata magistralmente nella figura della pittrice Lavinia. Anche la musica ha un ruolo importante, non di rado i momenti chiave sono accompagnati dall’ascolto di canzoni specifiche, quasi una colonna sonora della vicenda.
Si tratta di una storia corale, in cui protagonisti e comprimari sono ben tracciati (o forse dovrei dire dipinti?) e la parola nelle loro bocche coincide con la personalità. Non un romanzo al femminile, bensì un intreccio di uomini e donne comuni, senza alcunché di straordinario se non la loro unicità di esseri umani, che la Iannello restituisce con un’ammirevole dose di verità. Il fatto che l’autrice abbia preso spunto da vicende personali non spiega di per sé l’ottimo risultato ottenuto, ma può essere stato la chiave per questo progresso importante. 
Il punto di vista, quasi sempre improntato alla terza persona, si trasforma ogni tanto nell’Io di Andrea, il fratello di Lucia, che incarna una positività fondamentale per il procedere del romanzo. I destini dei personaggi, che spesso non avranno occasione di conoscersi a vicenda, possono essere osservati dall’occhio del lettore da una distanza preferenziale, in modo da indovinarne l’intreccio. Una cosa che a loro non è concessa, mentre il fato unisce esistenze come fili di un arazzo e plasma il futuro in modi spesso inaspettati. 
La storia si dipana tra Vigevano, Abbiategrasso, Milano e Pavia, realtà che i locali riconosceranno con piacere nelle atmosfere di “Congiunzioni divergenti”.
Una lettura coinvolgente che incuriosisce sulle future evoluzioni di Giuse Iannello.

lunedì 6 giugno 2016

Femmina De Luxe

Il blog riprende a vivere e a macinare libri! Più "in piccolo", se volete, per venire incontro ai miei tempi ormai risicati. Per la trama mi limiterò alla quarta di copertina. Meno parole ma, spero, recensioni che vanno dritte al punto. Ricominciamo allora con "Femmina De Luxe" di Elisabetta Bucciarelli.



TRAMA

Olga è una ragazza morbida e indifesa, alla ricerca dell'uomo della sua vita. Marta, acuminata dall'ambizione, si sacrifica all'idolo della perfezione estetica. Che cos'hanno in comune? Entrambe provano a essere femmine di lusso, l'avanguardia del piacere, donne perfette fatte di protesi e speranze, capaci di soddisfare uomini di raffinati desideri e grandi fantasie. Forse entrambe tradiranno le aspettative, trasformandosi in semplici vuoti a perdere, oppure una di loro resterà, ritrovando nell'ostinata innocenza dell'amore una salvezza che a questo mondo pare impossibile.

RECENSIONE

Una scrittura che è come un’incisione a bulino. Precisa, metodica, razionale. Parole pensate, soppesate, scelte con cura. Centellinate, anche, perché non ci troviamo di fronte a una prosa che si adagia sulla descrizione, che indugia troppo sui dettagli. Rapide carrellate, veloci impressioni, frasi recise da punti serrati, uno via l’altro. Niente periodi prolissi, le subordinate sono uccise con metodo. L’intreccio di vicende, i personaggi, le atmosfere vengono quasi suggeriti al lettore, cui spetta poi il compito di riempire attraverso l’uso della propria immaginazione, creando passaggi meno netti e facendo fluire la narrazione.
In “Femmina De Luxe” si muove un’umanità sgradevole e sgradita (anche a se stessa). Tutti, ricchi e poveri, professionisti e ultimi della società, mostrano la deformazione del proprio animo, a cui a volte si associa quella del corpo. L’occhio dell’autrice si sofferma su personaggi che solo un ingenuo vedrebbe come estremi adatti solo alla finzione letteraria. Chi vive in una grande città o l’ha frequentata sa quanto di estremo ci possa essere in un campione così vasto di umanità. Eppure, in una Milano cupa e senza speranza di redenzione, ogni tanto Olga, bisognosa di piacere per sé, ci mostra angoli di gioia e luce, colori accesi, dolci tentazioni per il palato. Questo, però, non fa che accentuare tutto il buio che sta attorno. 
Una lettura che trasuda lavoro metodico e cura per la parola, per amanti del noir e delle storie sincere, quasi crude, senza fronzoli.

lunedì 1 giugno 2015

STASERA LEGGIAMO...su Youtube

E' nato il canale youtube di "Stasera leggiamo...", su cui potrete presto trovare audiolibri di fiabe, poesia, classici ed epica, nonché le nostre amate recensioni!
Iniziamo il viaggio con "Il mago di Oz", intramontabile classico della fiaba:

IL MAGO DI OZ - Cap.1 Il ciclone

Mi raccomando, iscrivetevi! Vi aspetto!

venerdì 28 novembre 2014

Il passo della Dea

Federico possiede una capacità intuitiva fuori dal comune. Proprio per questo, Gianni - suo migliore amico e investigatore di polizia – ha l’abitudine di coinvolgerlo nei casi più intricati. L’ultimo omicidio è fonte di dolore per Federico: la vittima, infatti, è una giovanissima e promettente ballerina del Teatro alla Scala, uccisa brutalmente nel proprio appartamento. Oltre al mistero sulle modalità dell’omicidio, anche i ricordi prendono ad assillare l’uomo, il quale non può fare a meno di legare la tragedia all’incidente che anni prima gli ha portato via la sorella, a sua volta promessa del balletto classico.
Le indagini portano presto i due amici a rendersi conto che dietro alla morte della ballerina si nasconde molto più di quanto credessero. Gli omicidi non si fermano, flagellando il corpo di ballo che sta preparando lo spettacolo che precederà la chiusura per restauri dello storico Teatro. Una Milano quotidiana e familiare diventa sede di forze oscure provenienti da oltreoceano, i cui scopi vanno ben oltre l’omicidio fine a se stesso. Federico e Gianni, pur con il supporto della medium Maria e del non comune gatto Ninja, si troveranno loro malgrado invischiati in una vera e propria battaglia tra forze cosmiche.
La danza classica, un mondo elitario di regole ferree, fisici perfetti e sacrifici che si traducono in spettacoli di alta classe racchiusi entro lo spazio delimitato del palco di un teatro, assume in questo romanzo una valenza antica e trascendente. Esercizio e tecnica si donano completamente a un ritorno all’origine, alla valenza sciamanica dell’abbandono del corpo alla musica, la quale altro non è che la traduzione in suono di vibrazioni e messaggi dal mondo delle energie.
Non stupisce, quindi, che la salvezza dell’Universo, il compimento di un ciclo cosmico che va rinnovato continuamente da anime “evolute” spiritualmente – una sorta di “giorno di Brahama” che si chiude per poter rinascere – poggi sulle spalle di chi, con l’abbandono del corpo e la costruzione di un’armonia crea un ponte tra il mondo materiale e le forze creatrici, contenendo il Caos. Più ancora che il Male in senso lato, in effetti, la presenza oscura che è giunta a Milano fin dalle antiche foreste dell’America centrale e da una civiltà dominata dalla violenta lotta pro o contro forze sanguinarie, rappresenta la Distruzione del mondo come lo conosciamo, quindi il potere disgregante che va a contrapporsi al risultato del Verbo del Demiurgo.
La Luce, incarnata in giovani donne con un segno corporeo caratteristico che aiuta a riconoscerle come prescelte, dovrà manifestarsi di nuovo per contrastare una Tenebra incipiente, latrice delle forze anticreative dell’Universo. Il legame con le antiche leggende Maya, all’epoca della prima pubblicazione (avvenuta nel 2005 per Passigli Editore) si poteva spiegare con il crescente interesse riguardo alle profezie sul termine di un’era, diventate poi di dominio pubblico e sicuramente stimolanti per la fantasia di uno scrittore ed oggi godibili nuovamente senza snobismi, essendoci disintossicati dalla Maya-mania di qualche anno fa.
Un posto di potere rilevante all’interno della storia è riservato al Gatto. Il felino, con le sue capacità fisiche e istintuali al limite del soprannaturale, con la sua intelligenza e indipendenza, si presta ad incarnare il ruolo di guardiano di forze magiche che l’Uomo, con i suoi sensi appannati, percepisce appena. Per questo motivo, Ninja fin dall’inizio si affranca dallo stereotipo dell’animale da compagnia e si presenta come un compagno e una guida con un proprio intelletto e degli scopi precisi. Pur rimanendo fedele alla sua natura felina, dimostra un’intelligenza del tutto pari, se non superiore, a quella umana. La sua metamorfosi al momento del rito, più possente, ne è la dimostrazione e svela una sua forma spirituale più vicina al vero.
Un encomio particolare, inoltre, all’ambientazione milanese, che la Garavelli riesce a rendere viva e vibrante, assolutamente familiare per chiunque abbia frequentato la città di Milano e perciò sincera verso i lettori che non vi hanno mai messo piede. L’autrice rimanda l’immagine di una città complessa, a volte in balia del proprio ménage frenetico ma capace di conservare una sua eleganza, luoghi di cultura e tradizione affiancati ai più moderni ritrovi di divertimento (e perdizione). Una città attraversata da forze in contrasto, forse ingigantite proprio da quelle acque onnipresenti che la attraversano, in superficie nella sua rete di Navigli e nei fiumi che la lambiscono, ma soprattutto nelle falde sotterranee che giacciono sotto il grigio ordinato degli edifici, immensa energia in nuce che può essere salvezza o distruzione.
Un romanzo appassionante che consiglio di leggere, vista la sua ripubblicazione in e-book per la casa editrice Emma Books.

domenica 13 luglio 2014

Dolce per sè

Con una citazione leopardiana, si apre questo romanzo di Dacia Maraini, un epistolare che vede la matura scrittrice Vera confidarsi e cercare una compagna con cui dipanare i nodi della propria vita presente e passata in una bambina: Flavia, la briosa nipotina del suo giovane amore, il violinista Edoardo.
Attraverso lunghe lettere, il cui stile non tiene affatto conto della grande differenza d’età ma anzi possiede una cifra espressiva che desidera mettere Flavia alla pari con la sua adulta interlocutrice, Vera mette in prosa i propri sentimenti per lo zio della bambina, la passione per il proprio lavoro, le avventure passate, i dolori, le malinconie. Come uno specchio in cui la donna matura rivede una sé bambina non ancora del tutto perduta, Flavia diventa la confidente di una sconosciuta che presto uscirà dalla sua vita. Nemmeno riceverà gran parte di queste lettere, nate in fondo come una chiacchierata con se stessi e con l’icona di un tempo felice passato troppo presto.
C’è molto della vita di Dacia Maraini nel personaggio di Vera: la sua infanzia giapponese, il divorzio dei genitori, la scrittura come lavoro e passione inesauribile, l’amore per un uomo tanto più giovane di lei. Ciononostante, l’autrice crea una donna “altra”, che possa contenere in sé solo quanto basta della realtà, condita da dettagli e caratteristiche fittizie ma non per questo meno forti e credibili.
La musica pervade tutto il romanzo, non solo perché il compagno di Vera è un violinista ma per una vera, profonda passione della protagonista per il potere della musica, per la creatività e lo sforzo intellettuale e fisico che stanno dietro all’utilizzo dello strumento, alla conversione della musica scritta su spartito in qualcosa che coinvolge i sensi.
La variegata famiglia di Edoardo permette a Vera di mettere in luce differenti atteggiamenti riguardo a quest’arte sublime e tanto ardua. Il fratello di lui, padre della piccola Flavia, è un violoncellista metodico, razionale, che tratta la sua professione con estremo realismo e non lavora mai in situazioni al di sotto della sua fama e del suo talento. Questa sua freddezza si riversa anche sulla famiglia; dai pochi accenni di Vera si capisce come il suo matrimonio sia più una situazione di comodo che una relazione d’amore. Egli non riserva mai uno sguardo ai presenti in sala finché l’esecuzione non è finita. Nemmeno la piccola Flavia, che attende un cenno qualunque del padre per tutto il concerto, viene dispensata da questa delusione.
La madre della bambina è una “musicista fallita”, che ha deciso di mettere da parte i proprio talenti per dedicarsi al solo ruolo di moglie/madre, portando avanti la finzione matrimoniale.
Edoardo è molto diverso e anche il suo atteggiamento artistico fa parte del fascino che ha condotto Vera a cedere ad un corteggiatore tanto più giovane di lei. Musicista generoso, coinvolgente per il pubblico come per i suoi compagni d’orchestra, capace di farsi chilometri per ingaggi al di sotto delle aspettative, spinto dal puro piacere di suonare. Un uomo fatto di passione e piccole manie, che inizialmente suggellano l’amore ma che sul lungo percorso porteranno inevitabilmente a separare la sua strada da quella di Vera.
Toccanti le pagine in cui la donna confida alla piccola Flavia, ormai tredicenne, il calvario della malattia e della morte della sorella maggiore Akiko. Una più profonda malinconia, una decadenza nella qualità del tempo e nella fiducia verso il futuro permea le parole di Vera, che sempre più si avvicina al tramonto mentre una Flavia che ormai è costruita solo con immagini passate sta già per abbandonare l’infanzia per entrare nell’adolescenza, e farsi donna a sua volta.
Un ricambio generazionale che è speranza ma anche, per Vera, consapevolezza che i tempi d’oro stanno finendo; delusioni e sofferenza hanno coperto di una patina scura e amara i bei ricordi. Vera ama e odia le fotografie, frammenti di un tempo congelato per sempre, quasi a deridere chi le guarda e l’incapacità di richiamare a sé i momenti migliori.
Un romanzo femminile ma mai lezioso, a tratti anzi crudo e diretto come uno schiaffo, pagine in cui la vita reale si mescola al letterario in un commovente dialogo a distanza tra due generazioni solo in apparenza troppo lontane. 

lunedì 30 giugno 2014

La liberazione dell'ambiente

 Da www.qlibri.it

Si sentano liberi di leggere questo saggio anche coloro che con le scienze ambientali non hanno mai avuto molto a che fare. Il fatto che faccia parte di una collana scientifica e che tocchi un argomento tanto spinoso potrebbe far temere di trovarsi tra le mani un trattato tecnico incomprensibile per i profani, oppure un testo con deliranti profezie apocalittiche sul futuro della nostra Terra e poco realistiche proposte di cambiamento nelle nostre abitudini quotidiane.
Niente di tutto questo. “La liberazione dell’ambiente”, edito da Di Renzo Editore, è stato scritto da Jesse H. Ausubel con un linguaggio quotidiano, narrativo, direi confidenziale. Una lunga chiacchierata con il lettore, senza mai tentare di impressionarlo con le proprie conoscenze scientifiche ma cercando – piuttosto – di stimolare curiosità verso i campi di ricerca su cui ha speso un’intera vita.
Il percorso scientifico di Ausubel, infatti, abbraccia fondamentali ricerche riguardanti la situazione ambientale, lo sfruttamento delle riserve energetiche e la biodiversità.
L’autore inizia la sua informale chiacchierata rievocando l’infanzia e le proprie origini familiari, di cui ha potuto confermare con certezza la provenienza anche grazie alle più moderne tecniche di analisi del DNA. Nato e cresciuto in America, ha scoperto di avere origini italiane e turche, sempre di famiglia ebraica; ha potuto così affiancare i dati scientifici ai racconti dei nonni, fuggiti dall’Europa prima delle persecuzioni della Seconda Guerra Mondiale e ambientatisi negli Stati Uniti, terra delle opportunità.
Opportunità che l’autore ha cercato di utilizzare al meglio fin dal periodo scolastico, vissuto in maniera creativa per realizzare progetti e condurre esperimenti, pur in un ambiente che prediligeva le materie letterarie a quelle scientifiche. All’università, piuttosto che concentrarsi su un percorso di studi univoco (come è d’obbligo qui da noi), ha preferito tentare un po’ di tutto e seguire ogni corso che stimolasse la sua curiosità, ampliando la propria “visuale” e aggiungendo agli studi perfino la pratica del teatro, scritto e messo in scena. A concludere questo periodo pre-lavoro, un viaggio in Europa che gli dà la possibilità di destreggiarsi con parecchie lingue straniere.
Il primo incarico importante per Ausubel si consuma alla Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, dove il giovane scienziato può applicare anche le sue conoscenze di organizzatore di eventi, oltre che avvicinarsi per la prima volta alle neonate scienze ambientali.
L’esperienza lo porta di nuovo oltreoceano. Viene inserito nel gruppo di ricerca dell’Istituto Internazionale per i Sistemi Applicati, con sede in Austria. Qui ha l’opportunità di lavorare accanto a scienziati provenienti da tutto il mondo, perfino da oltre il blocco sovietico, in un ambiente di scambio e collaborazione che lo convincerà del ruolo della scienza come distruttrice di barriere politiche ed economiche. Là incontra il suo mentore, il fisico italiano Marchetti, e indirizza definitivamente i propri interessi verso il settore ambientale ed energetico.
Nei primi anni ’80, infatti, è un fiorire di ricerche che mutano radicalmente l’atteggiamento globale verso l’ambiente. Studi sull’emissione di gas serra e sul riscaldamento globale, un’analisi sistematica dei problemi ambientali e proposte razionali per un’efficienza dell’utilizzo delle risorse, in maniera da restituire al pianeta ampie zone vergini.
Ausubel racconta un’avventura emozionante quando tratta del progetto di censimento della vita marina, iniziato alla fine degli anni ’90, che lo ha portato a solcare gli oceani per anni alla ricerca di tutte le specie marine conosciute e a stimare una cifra esorbitante di creature ancora da scoprire. La missione è stata condivisa dal regista francese Jaques Perrin, che ne ha tratto il film ambientale “Océans”.
Ancora, lo scienziato si è imbarcato in una catalogazione del DNA delle specie viventi (il DNA barcoding) e nella stesura di una vera e propria Enciclopedia della Vita, un lavoro in progress disponibile on-line, oltre a una ricerca sul Carbonio Profondo che potrebbe rivoluzionare le teorie sull’origine della vita sulla Terra.
Un testo spigliato, intrigante e permeato di simpatia, adatto a qualunque tipo di lettore.

martedì 24 giugno 2014

Manuale pratico dell'energia psichica

Non chiedetemi cosa mi è passato per la testa quando ho deciso di comprare “Manuale pratico dell’energia psichica” di R. Michael Miller e Josephine M. Harper, edito dalla Hermes Edizioni…Sicuramente cercavo un testo che mi aprisse al concetto del prana, o del ki.
Questo manuale, invece, ha scopi prettamente pratici. Non è stato scritto con l’intenzione di dissertare sul tema, di spiegare al lettore da dove arrivino i concetti e le teorie fisiche e spirituali alla base dell’utilizzo dell’energia psichica. Non vi sono accenni storici o religiosi di sorta. Il testo è un eserciziario, rivolto a coloro che credono già fermamente nell’esistenza dell’energia psichica e nella possibilità di farne un buon utilizzo nella vita quotidiana.
Si tratta, in breve, di un training non dissimile ad una serie di esercizi per rafforzare la muscolatura oppure al percorso a tappe per chi si avvicina alle posizioni dello yoga. E’ un sistema molto logico, razionale, basato sulla costanza e sull’analisi attenta delle proprie sensazioni e dell’evoluzione della forza mentale a seguito degli esercizi.
Questi ultimi sono individuali, di coppia oppure di gruppo (scelta, questa, che viene saggiamente posta alla fine del libro, in quanto richiede una capacità percettiva già allenata). La descrizione di ogni esercizio è ampia ed esaustiva, spesso corredata da fotografie che illustrino graficamente come concentrare la propria energia psichica e che forma cercare di darle.
Si parte con la base, vale a dire la concentrazione e la visualizzazione della propria energia psichica. Si consiglia come e dove concentrarla all’interno del corpo, per poi convogliarla verso il palmo delle mani o la punta delle dita. I primi esercizi servono quindi a prendere coscienza della propria energia per poi tentare di farla avvertire al compagno. Si consiglia di confrontarsi sulle sensazioni che si provano e di tenere un diario dei risultati, in maniera da essere coscienti di eventuali miglioramenti.
Il capitolo successivo tratta di un argomento essenziale per la buona riuscita degli esperimenti ma anche per evitare disturbi collaterali all’utilizzo dell’energia psichica e alla ricezione incontrollata di quella altrui. Si tratta della purificazione di se stessi, del partner di lavoro e anche di oggetti che possono trattenere su di sé residui psichici (il manuale indica come più “infetti” i gioielli in oro o argento). La purificazione del proprio corpo dalle energie residue o negative, come quella della stanza ove si mettono in atto gli esercizi, andrebbe eseguita quotidianamente.
Preso atto degli esercizi fondamentali, occorre imparare a trasmettere le proprie emozioni attraverso uno scambio di energia psichica. Si tratta quindi di esercizi da fare in coppia o in gruppo. Con l’imposizione della mano oppure con lo scambio di un gioiello “impregnato” dell’energia psichica prescelta, si tenta di trasmettere al partner le proprie emozioni. Sono esercizi di trasmissione e ricezione, che stimolano entrambe le facoltà.
La trasmissione di energia prevede che questa possa essere assorbita senza danni dal ricevente. Perciò, in un capitolo seguente si insegna come armonizzare la propria energia con le vibrazioni di colui che riceve, in maniera da non fargli danno e, anzi, essere persino in grado di “ricaricarlo” e portargli beneficio. La cosa, ovviamente, può anche avvenire con lo scopo contrario, vale a dire nuocere coscientemente. Gli autori non danno alcuna indicazione in merito, ovviamente, limitandosi a far presente che questo rischio esiste, a volte anche in modo del tutto involontario. Per questo motivo è necessario essere anche in grado di schermarsi da attacchi psichici o “vampirismo” psichico, che sottrae forze ed energia.
Un intero capitolo è dedicato alla visualizzazione e creazione di scudi energetici, dai più elementari ai più completi, capaci di difendere l’intero corpo e di sopportare sollecitazioni e spostamenti per lungo tempo.
Il manuale termina con esercizi di gruppo e un glossario che spiega più dettagliatamente termini e regole per eseguirli nella condizione più idonea.
Consigliato a coloro che stanno già seguendo da tempo un percorso spirituale di stampo orientale.

giovedì 19 giugno 2014

Clarimonde, o La morte amorosa

Romualdo ha sempre avvertito, nel proprio cuore, di essere destinato a servire Dio. Cresciuto nel seminario, ha colpito i suoi superiori per la devozione e l’umiltà, arrivando ancora molto giovane al passo più importante: il momento di prendere i Voti.
Tutte le certezze di una vita, però, crollano quando il giovane, durante la cerimonia, incontra lo sguardo di una bellissima fanciulla, che sembra pregarlo con gli occhi di ripensarci, di vivere come un uomo invece di costringersi alla prigionia. Romualdo prende i Voti, ma il suo animo è turbato da una passione per quella giovane. Ella è Clarimonde, cortigiana dalla pessima fama, che muore di dolore tra le sue braccia, dopo averlo chiamato per avere da lui l’estrema unzione.
La notte dopo, però, la donna misteriosa sorge dalla tomba e rapisce il consenziente Romualdo, legandolo a una magica doppia vita che lo vede suo consorte ogni notte, in quel di Venezia, compagno di feste e divertimenti, e tormentato sacerdote durante il giorno.
Nemmeno scoprire che Clarimonde allunga la propria vita artificiale tramite piccoli sorsi del suo sangue riesce a liberare Romualdo da questo amore malato. Sarà l’abate Serapione a condurlo alla tomba della vampira, svelandogli la sua natura immonda e ponendo fine alla vita del mostro. Romualdo è libero…ma lo attende una vita infelice.
Théophile Gautier dà vita, a metà del XIX secolo, a un lungo incubo con risvolti psicologici molto moderni. E’ arduo dire – per noi come per Romualdo – se l’orrore si celi nella vita di privazioni all’ombra della Croce oppure nelle gozzoviglie amorose della barocca Venezia, accanto a Clarimonde.
La vampira di questo racconto è un personaggio che non è possibile definire semplice incarnazione del Male. In qualche modo presuppone ai vampiri di stampo più contemporaneo, afflitti da una dicotomia in cui la componente umana e sentimentale va a ledere l’oscurità del mostro, la sua non-appartenenza alle leggi di natura.
D’altra parte, Clarimonde è un nome con spiccata valenza benefica, luminosa. Una promessa di purezza e vita che stride con la sua fama di oscena cortigiana, conosciuta per le sue orge immonde e per il mistero delle sue tante vite. Anche il suo aspetto è angelico, da gran signora. I sentimenti che esprime nei confronti del protagonista sono intensi e riescono a restare quasi completamente incorrotti dalla fame insaziabile del vampiro. Clarimonde si contenta di strappare il suo amato alla devozione religiosa e di immergerlo nel vortice di passioni della vita, suggendo poche gocce del suo sangue approfittando del sonno, senza mai fargli danno fisico, senza mai preferirgli altre vittime e centellinando le proprie forze per non nuocergli. Un grosso sacrificio per lei, parrebbe, in quanto rischia perfino di spegnersi per consunzione pur di non approfittare troppo del sangue di Romualdo.
L’abate, al contrario, pur essendo paladino del Bene e della Luce lascia di sé una memoria ambigua, sgradevole, quasi violenta e distruttiva nella pervicacia con cui segue le tracce della possessione di Clarimonde e poi mette Romualdo alle strette, forzandolo ad una spedizione che porrà fine all’amore malato con la vampira, uccisa nella sua tomba dallo stesso abate con una foga e un trionfo morbosi, tali da far dubitare della purezza delle sue intenzioni.
Romualdo è un fantoccio, un uomo pavido che ha bisogno di qualcuno che gli indichi la via, quale essa sia. Il suo amore per Dio viene cancellato dalla passione per Clarimonde con un solo sguardo (magico o meno che sia), e quest’ultimo amore – capace perfino di non temere la sete mostruosa che affligge la sua compagna – non riesce comunque a dargli la forza di diventare in qualche modo protagonista dell’azione quando si trova costretto ad assistere alla distruzione di Clarimonde. Succube della volontà dell’abate, si limita ad assistere con orrore, senza muovere un dito né pro né contro di lei.
Una storia d’amore e orrore pervasa da una strana malinconia, da rileggere più volte per coglierne le tante sfumature.